Le verifiche del consenso delle criptomonete POW vs POS

Le verifiche del consenso delle criptomonete POW vs POS

In quest’articolo vediamo le alternative che nel corso degli anni si sono pensate per ottenere le verifiche del consenso della rete senza un ente centrale che faccia il bello e brutto tempo: in sostanza la forza democratica della decentralizzazione. Senza un meccanismo di consenso generale infatti non sarebbe possibile attribuire veridicità ad una transazione. Senza infatti un’autorità che certifichi il mio operato sulla rete è stato necessario trovare un punto d’incontro in cui tutte le parti si fidassero le une delle altre.

Ogni criptomoneta, per sua natura decentralizzata, ha una propria regola del consenso.

verifiche del consenso delle criptomonete

Uno dei problemi che l’inventore ( gli inventori ?) di bitcoin ha dovuto affrontare è il problema della doppia spesa ( double spending). Ad esempio si potrebbe comprare online un prodotto ed immediatamente dopo provate anche a pagare con la stessa moneta qualcos’altro sperando che il primo non abbia già incassato. Al fine di prevenire questa possibilità, ci deve essere qualcuno che deve decidere quali sono le transazioni siano valide e quali no. Ma come fare senza un ente centrale?

Di primo acchito, potremmo lasciare alla maggioranza decidere cosa sia giusto o sbagliato – ma chi detiene sarà in grado di influenzare la maggioranza, sarebbe anche in grado quindi di avere più potere rispetto agli altri. Si è pensato quindi di trovare un consenso non basato sulla fiducia ma su un qualcosa di oggettivamente provato. Una prova (proof) appunto.

La più nota, quella che appartiene alla prima, l’apri-pista e finora l’inviolato re indiscusso: la proof of work di bitcoin

Proof of work (POW) : Il meccanismo di consenso di Bitcoin

In brevissimo: ci sono più attori che in competizione tra di loro, devono risolvere un’enigma criptografico. Per risolvere questo puzzle si ha bisogno di potenza di calcolo. Più “giocatori” ci sono, più potenza è richiesta. Al primo che lo riesce a risolvere, è ricompensato con dei gettoni di quella moneta. Oltre a questo premio gli viene concesso di scrivere il prossimo blocco nella catena accumulando così tutte le commissioni che gli utenti sono disposti a pagare per vedere scritta la propria transazione su quel blocco.

Per bitcoin è stabilito che mediamente si trova la soluzione dell’enigma ogni 10 minuti

Anche Ethereum ha lo stesso algoritmo di consenso seppur con tempi differenti. La sua comunità sta però pensando di passare ad un’altro meccanismo di consenso: la proof of stake

 

Proof of Stake ( PoS)

Questo meccanismo di consenso viene in contro alle critiche di molti ambientalisti: se la prova di lavoro è molto energivora , la prova di consenso sullo stake, ovvero su chi possiede già delle monete ne richiede molta meno.

In brevissimo: il consenso della rete non passa più per la risoluzione di un puzzle, ma premia i detentori di quella moneta che non spendendo i fondi e che, mettendoli in rete possono ricevere la ricompensa di “scrivere” il prossimo blocco della catena. In questo caso, come si può intuire, premia chi nel corso del tempo ha/ ha avuto più possibilità di altri per accaparrarsi più monete.

Difatti la rete è soggetta ad una maggiore centralizzazione di grandi detentori e la peculiarità della sua decentralizzazione di una criptomoneta viene meno. Se poi la comunità è già riuscita a cancellare di fatto dei blocchi e ripristinare la propria blockchain precedentemente ad un furto ( caso DAO ) si può parlare veramente di decentralizzazione ?

In più, sai la supply massima di Ether? hai mai pensato di fare un nodo di Ethereum?

Di bitcoin si sa che ce ne saranno massimo 21 milioni, che non è mai stata alterata la sua catena primaria ( se non forkata con altre cloni fatti male ) e che chiunque può permettersi un nodo personale in modo da verificare in prima persona e senza terzi la veridicità delle transazioni.

Se si vuole far fruttare i propri fondi esistono anche altri modi senza intaccare un vantaggio essenziale raggiunto. 

Altre criptomonete hanno optato per una soluzione ibrida tra le due dei già noti consensi finora affrontati: un bel miscuglio “come il rosè”.

 

Proof of Burn

Questa è una delle prova che personalmente ho trovato più innovative. La prova sulla distruzione di monete è un’altra possibilità di consenso tra le 9000 criptomonete è presente. 

La teoria dietro questa consenso è il costo per la prova che si deve fare: bruciare una moneta è un costo. Più bruci, più avrai la possibilità di scrivere il prossimo bloccoPer non permettere di beneficiarne troppo ai primi arrivati, il potere delle monete bruciate decade con il tempo. Non di tanto, ma di quel pó che basta per far risultare obsolete le macchine da mining.  Quindi per essere nuovamente competitivi i miners devono continuare a bruciare. In modo analogo alla legge di Moore.

 

Zero Knowledge Proof

Non confondiamola con una prova di consenso, è una delle proprietà di alcune cripto.

Zero Knowledge Proof

Facciamo chiarezza. Ci sono criptomonete la cui principale differenza e peculiarità rispetto a bitcoin è l’anonimato. Dcash, Monero, Zcash per citarne alcune. Infatti Bitcoin è PSEUDO-anonimo. Pseudo perché nell’hash della transazione chiunque può vedere solamente l’indirizzo dal quale sono inviati i bitcoin, l’indirizzo in ingresso del ricevente, l’ammontare scambiato e l’eventuale resto ( change), ma

  1. se ho altre transazioni che mandano ad un medesimo indirizzo è più facile ricostruire l’identità del ricevente in base a cosa e dove compro
  2. Non c’è scritto il Nome e Cognome sull’indirizzo pubblico ma se lo uso spesso è più facile rintracciarmi ( sopprattutto se ho collegato il mio indrizzo a dei servizi che richiedono la verifica dell’identità)
  3. sempre più agenzie investigative stanno migliorando i propri algoritmi di tracking per segnalare un indirizzo sospettato di aver ricevuto fondi che nello storico sono stati “compromessi”

Con la Zero Knowledge proof si vuole infatti cercare di risolvere questo problema, cercando di oscurare:

  • chi ha pagato
  • chi riceve
  • quanto riceve
  • ed allo stesso tempo garantendone la veridicità e l’attendibilità  

Esempio: Io solo conosco la combinazione del lucchetto della mia bici. Tizio mi chiede se la bici è mia. L’unico modo per fargli capire che sono io il vero possessore della bici è slegarla. Se la slego davanti a lui però, può vedermi la sequenza per sbloccare la bici e rubarmela la prossima volta. Quando sono sicuro che non mi vede, quando sono da solo per esempio, sblocco la bici e gliela faccio vedere slegata. in questo caso Tizio ha la sicurezza che non gli ho mentito e che sono effettivamente il proprietario della bici SENZA RIVELARGLI IL CODICE. 

In parole povere lo ZKP è un metodo matematico che ti permette di essere sicuro di ricevere dei fondi ma senza conoscere molti dettagli. Nell’analogia precedente quindi è di non svelare nulla riguardo ad una determinata transazione ( hash, indirizzo pubblico di entrata a e d’uscita) ma al tempo stesso garantire che ho i fondi necessari per permettermi di pagare un determinato importo.

Con l’introduzione del softfork taproot su bitcoin si è fatto un balzo in avanti vero la ZKP anche sul protocollo della moneta più nota.

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